domenica 28 marzo 2010
FILASTROCCA DA MARINAIO
Allargare le crepe a steccati
nell'ora del Dio che tramonta
e tramanda amuleti ai dannati
nelle stive già pronte per l'onda
non possiamo staccare gli ormeggi
la barriera è già alta nel mare
e scompare sul far della nebbia
la foschia che impedisce il remare
luce fioca traballa nel faro
che ci indica rotte aggiustate
verso isole mal decifrate
da nostromi che odiano andare
su barchette di sughero lieve
che assomigliano a fiocchi di neve
sopra un mare che puzza d'asfalto
e ti schiaccia sovente dall'alto
inducendo a tirare le braccia
su boccali che san di bonaccia
e tra canti e parole sconnesse
di salpare per terre promesse
ci si trova a smaltire le pene
affiancati a smaglianti sirene
che ci portano dentro l'abisso
con quel chiodo ch'è sempre più fisso
e già ruggine insiste a cianciare
quant'è bello nel mondo campare.
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