Dai Balcani al Titicaca
conosco i tuorli sbattuti
in faccia alla bonaccia
che hai barattato
a canestri norvegesi
occhi fecondati
da scrittori con le pinne al vento
incatenati di pagine
incantati di simboli
mercanzie soppesate
coi numeri decimali del vecchio
atlante marocchino
siamo esperti e lesti
allenati e allentati
come bulloni di cera
al museo della meccanica
o al mausoleo quantistico
tinteggiato all'angolo equilatero
equidistante dall'equinozio
come un raglio equino
dalla lingua salmistrata
del vaccaro di turno diurno
dalle pampas argentine
al deserto dei Gobi
file di vacche, solo
file di vacche mansuete
come filari di cachi
o cumuliformi pastrocchi d'argilla.
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